martedì 11 settembre 2012

10 giorni in solitario

A luglio capita di passare 10 giorni in solitario sul Tiki e di pensare in grande, di voler allargare i perimetri di navigazione. Sarebbe bello arrivare cala Goloritzé, la guglia come boa e tornare a Maddalena.

Si parte e le miglia da percorrere non sono poche. Con un'occhiata al meteo e alla carta nautica punto verso Mortorio visto che è già pomeriggio inoltrato.
Passo tra Capo Ferro e l'isola delle Bisce, tra li Nibani e le Rocche. Poco prima del tramonto arrivo a Mortorio e do ancora.

a Mortorio

Con il calar del sole il vento gira ancora e inizia a entrare onda. Scomodo, scomodissimo, infernale!
E' una bella notte estiva con un maestrale morbido, così, con la vista di capo Figari all'orizzonte salpo l'ancora e faccio rotta verso sud.
Meraviglie della navigazione notturna col vento in poppa. Solo genoa e la culla delle onde.
Doppiato il capo l'acqua si fa piatta, mi addentro nel golfo e do ancora dove capita. Domattina capirò dove sono.

verso Golfo Aranci

Sosta al paesino di Golfo Aranci per completare la cambusa e poi continuo verso sud.
Le giornate sono splendide e il termico mi spinge dolcemente. Un'occhiata alle previsioni ai prossimi giorni però mi dà da pensare. Dalle alpi, dai balcani sta arrivando una fredda ondata di tramontana, fredda e intensa, che si spingerà fino al sud, a Villasimius; tutta parallela alla costa orientale.

Il tiki non è certo una macchina da bolina, soprattutto in solitario. Non sarebbe prudente, né piacevole. Sarà la Tavolara la mia boa e tornerò nell'arcipelago, lì potrò gestire qualsiasi colpo di vento, mentre il golfo di Orosei non lo conosco ed è poco ridossato.

Punto verso quella montagna in mezzo al Tirreno che è la Tavolara... un panettone di calcare sopra un basamento di granito.

la  Tavolara

Ancoraggio a punta Spalmatore e giornata di bagni e escursioni sull'isola. 

Il giorno seguente parto di buon mattino con destinazione arcipelago, nel pomeriggio doppio Capo Ferro e mi attacco a uno dei gavitelli di Porto Palma per la notte.

cormorani in azione all'isola del Porco

Un paio di giorni meravigliosi nell'arcipelago, navigando tra Maddalena, Spargi e Caprera, fino a che mi vado a riparare a Porto Pollo in attesa del forte vento di tramontana che sta per arrivare, sperando anche di fare qualche bella surfata!

Itaca a Cala Gavetta

il turchese a Spargi

la testa della Strega a Cala Corsara


a Porto Pollo aspettando il ventone

Alla fine il cattivo tempo arriva, con forti raffiche, pioggia e aria fresca. L'ancoraggio non è sicuro, così mi sposta ancora più nell'interno dell'insenatura di Porto Pollo, protetto da qualsiasi vento.

Non potendo navigare noleggio il surf per un paio d'ore. 90 litri e 4.0 mq, pura adrenalina tornare al lasco verso la spiaggia. Ma non è solo il vento, sta arrivando un muro d'acqua, Spargi non si vede più all'orizzonte. Aspetto che passi, non si può far altro. Troppo forte ora!


Porto Pollo in versione Tramontana

si soffre persino al gavitello!


Passato il maltempo rientra in pieno l'estate, sono tentato di arrivare a Lavezzi, ma in solitaria non me la sento e ripiego su Budelli: Porto Madonna, la spiaggia del Cavaliere, la Spiaggia rosa...

Itaca alla spiaggia del Cavaliere

spiaggia rosa

La navigazione più bella sarà tornare da porto Madonna a Mezzo Schifo con un bordo unico, al tramonto, a riva randa ridotta e fiocco, acqua piatta protetto da Budelli e Spargi.



mercoledì 30 maggio 2012

Un fine settimana in Sardegna / 4 di... tanti!

Maggio in sardegna.
La primavera è arrivata nell'arcipelago, sulle spiagge fioriscono i fichi degli ottentotti e le giornate sono lunghe, ma arrivano ancora colpi di coda dell'inverno, con temperature sotto la media e piovaschi qua e là a disturbare i naviganti delle bocche di Bonifacio!

Siamo in quattro questa volta e il soggiorno sarà un po' più lungo di un fine settimana, da giovedì a domenica.
l'azzurro di cala Coticcio

Il tiki è al suo posto, tambucci compresi. Ne prendiamo possesso giovedì sera e diamo ancora nella baia. Non mi va di stare al pontile per la notte; è previsto un salto di vento da ponente a levante e finiremmo per essere sbattuti contro il pontile durante la notte. Molto meglio galleggiare in tranquillità in mezzo alla baia.

la caletta è tutta per noi

Al nostro risveglio soffia un bel levante sopra i 15 nodi in un cielo nuvoloso; le ochette incominciano a formarsi intorno a noi. L'equipaggio è completamente digiuno di navigazione a vela, per cui gli risparmio una fredda e lunga bolina per una veloce smotorata fino a punta rossa, Caprera.

relax in spiaggia

Issiamo randa piena e fiocco tra Pecora e Caprera e facciamo rotta per cala Coticcio con vento praticamente al traverso. Piacevole sorpresa scoprire come fuori stagione vengano rimosse le boe che impediscono l'accesso alle baie. L'azzurro della caletta è pieno e perfetto. Nessuna altra barca oltre noi. 

cala Napoletana

Posti come questo, seppur deserti e selvaggi, regalano un senso di appagamento particolare, è come se andassero ad alimentare un desiderio segreto e sconosciuto di bellezza. Come mai alcuni paesaggi evochino queste sensazioni e altri siano muti è per me un mistero. Forse è la purezza dell'azzurro del mare, il rosso dei graniti o le forme modellate dal vento, forse è la fragranza della macchia o il pensiero di quante navi e uomini hanno incrociato quelle acque, ognuno con le proprie storie e turbamenti. So solo che accade raramente e per lo più in Mediterraneo piuttosto che altrove.

Spargi: cala Corsara

Itaca ormeggiata

Riprendiamo la navigazione al lasco e doppiamo la punta Nord di Caprera per arrivare a cala Napoletana, ben riparata dai venti di levante. Purtroppo non ne conserveremo un bel ricordo, zanzare insistenti, rifiuti portati dalle mareggiate e un cielo piuttosto grigio rovineranno un po' il nostro pernottamento.

nonostante il sole, il vento è fresco

Il giorno seguente saremmo dovuti andare a porto della Madonna, ma qualcuno non è al massimo della forma, così preferiamo tagliare il programma e facciamo vela su Spargi di modo da avere più tempo a disposizione per riposare.

il tafone è un angolo cottura ideale

 Cala Corsara: il tiki si posa nel seno di una delle calette. Scendo a dare ancora a terra e l'acqua mi arriva alle ginocchia. Anche qui, siamo soli! Il tempo scorre lieto in una delle più belle spiagge dell'arcipelago. Ci godiamo il sole, cerchiamo riparo dal vento nei tafoni e cuciniamo una gran frittata! Tra l'altro abbiamo fatto bene a puntare subito a Spargi; verso l'ora di pranzo il vento rinforza decisamente ed è oltre i 20 nodi a giudicare dalla schiuma che si forma sulle onde nel canale.

al riparo

Dovremmo passare la notte qui, ma le previsioni del tempo danno pioggia certa per la giornata seguente. Il che vorrebbe dire timonare a motore fino all'ancoraggio del tiki sotto la pioggia, mentre gli altri dovrebbero stare chiusi negli scafi oppure fuori a prender freddo. Un pessimo programma di giornata. Così disfiamo in fretta la tenda e tutto quanto avevamo preparato per la notte per salpare l'ancora e partire per l'ancoraggio al tramonto. Sarà comunque una navigazione a motore perché avremo il vento in faccia, ma l'intensità non è quella che c'era a mezzogiorno e non ci sarà pioggia.


Meno male che lo abbiamo fatto, abbiamo guadagnato tutta la giornata seguente, tempo per sistemare la barca con calma, e possiamo dormire tranquilli attraccati al pontile!

La pioggia arriva puntuale ed è un peccato salutare così il tiki. Spero di tornare durante l'estate!


lunedì 28 maggio 2012

Un fine settimana in Sardegna / 3 di... tanti!

Incursione invernale questa volta, la più fredda di tutte. Non per il meteo che ci ha regalato un bel sole, ma per la temperatura dell'acqua, gelida, anche con la muta da 5 mm.

Porto della Madonna con Budelli sullo sfondo

L'amico Aureliano è compagno di equipaggio questa volta. Arriviamo in una Palau deserta e fredda e andiamo a vedere come sta il tiki... i tappi si sono mossi e probabilmente è piovuto dentro, ma poco male, con tutto il maltempo che ha fatto in questi mesi poteva andare peggio!

in cima a Paduleddi

Sistemata la barca il giorno dopo facciamo vela per Maddalena; devo riempire i serbatoi di carburante e trovare l'attacco per il motore, oltre a fare cambusa!

il bello del tiki è che si ancora in pochi cm d'acqua

Da qui si fa vela per Porto della Madonna, tira un bel levante e siamo lì in poco tempo. Le giornate sono ancora troppo corte, facciamo un bagno, esploriamo l'isolotto dove abbiamo dato ancora ed è subito tempo di prepararsi per le cena e la notte. Fa freddo, ma godiamo di un magnifico tramonto e l'ancoraggio è completamente deserto.

tramonto su Budelli

La mattina seguente di buon ora ci spostiamo in una caletta microscopica di Spargi. Sembra fatta apposta per il tiki e per l'amaca. Spunta il sole tra le nuvole e ci godiamo il silenzio dell'arcipelago brindando con Ichnusa.

 

Bisogna tornare ora, la prossima volta verrò a maggio, quasi estate nell'arcipelago...

Qui sotto un video di prova che ho fatto con la telecamera subacquea, non mostra niente di interessante, se non il silenzio che c'era nell'arcipelago sopra e sotto il livello del mare!


sabato 11 febbraio 2012

Un fine settimana in Sardegna / 2 di... tanti!

Passati due mesi di continente siamo tornati in Sardegna. È il 16 dicembre e per l'ultima volta del 2011 si riunisce l'equipaggio originario: Io, Mario e Stefano.




Non sarà un fine settimana come gli altri. Dal golfo del Leone sta scendendo una botta di Maestrale con picchi sopra i 50 nodi.

Porto il windsurf con me, le possibilità di navigare con il tiki sono scarse, tanto vale godersela un po' con la tavola!

  
Arriviamo nell'arcipelago e il mare è pettinato come si deve. Uno spettacolo. Itaca ha perso entrambi i tambucci, probabilmente strappati via dal vento nei giorni scorsi. Erano fissati con un nastro di tela, ma il sole lo ha cotto sbriciolandolo, il vento ha fatto il resto.
Uno dei quattro pezzi si è arenato tra gli scogli, poco sottovento; degli altri tre non c'è nessuna traccia.

Itaca ha un nuovo motore ora; prima di allontanarci troppo lo proviamo all'interno della baia per capire se riusciamo a risalire il vento; risposta negativa, soffia con troppa intensità. A fatica torniamo all'ormeggio, non è proprio il caso di uscire in mare oggi.

Monto la 4.5, il 95 litri e si vola. È troppo grossa, ma è la più piccola che ho. Grandi planatone tra una riva all'altra della baia. Anche Stefano surfa per un po' e poi si allo snorkeling, mentre Mario ci guarda infreddolito dal pontile!


Il tempo di cercare un po' di legna per il fuoco e fa già buio. Ci accampiamo con la tenda, protetti dal vento, e riscaldati dalle fiamme. Una pastasciutta di rito, vino, dolcetti sardi e rhum. Il vento soffia forte tutta la notte, ma siamo tranquilli.



Il giorno dopo il vento cala ma rimane gagliardo; intorno le nuvole sono veloci e rovesciano acquazzoni qua e sulla Gallura, decidiamo dunque di partire e fare un giro a Porto Palma.

  
A riva solo il genoa, ma appena superato il ridosso il vento soffia deciso, lo prendiamo al lasco, ma è troppo, riduciamo, e issiamo il fiocco II.

Arriviamo a palla di cannone a Caprera. Il ventone del canale diventa una brezzolina; Porto Palma ci protegge. Ormeggiamo al pontile del e godiamo del sole dicembrino mentre su Arzachena sta piovendo.


Già tempo di tornare, per lo più le condizioni di vento e mare continuano a essere instabili, è meglio non rischiare. Il percorso inverso è ovviamente una bolina larga e ci aiutiamo con il motore perché di vento ce n'è parecchio.

Salutiamo il tiki, ma dovrò tornare a breve. Senza tambucci piove direttamente negli gli scafi e la grandinata che si abbatte sulla baia poco prima di partire mi persuade a tornare il prima possibile!

  

Dopo un veloce lavoro di carpenteria natalizioet-voilà, due tambucci son belli e pronti, resinati, piallati e verniciati. Torno in sardegna in giornata il 29 dicembre e sistemo i pezzi.
Ovviamente negli scafi c'era tanta acqua, speriamo che ora reggano.

giovedì 2 febbraio 2012

Un fine settimana in sardegna / 1 di ...tanti!

Siamo tornati sul continente. Iniziano i brevissimi fine settimana su Itaca. Triste, ma è così, le ferie lavorative le ho consumate tutte quante per costruire la barca e portarla al suo ormeggio; per ora solo incursioni rapidissime…

Per fortuna non passa troppo tempo e sono già di ritorno da Itaca: arrivo a Olbia il 16 settembre e aspetto i miei al porto. Loro arriveranno da Civitavecchia con il traghetto. Sono curioso di sapere come si interfacceranno con la barca; mio padre ha già avuto modo di provarla un giorno, mentre per mia madre sarà la prima volta.

tramonto sulla Sardegna dal traghetto

 
Arrivo all'ormeggio che è mezzanotte passata, i miei sono a dormire in albergo, li raggiungerò la mattina seguente direttamente in barca.

Itaca è al suo posto, dove l'abbiamo lasciata, non era scontato. Mi emoziono a vedere il suo albero che spunta tra i cespugli.

Mi tuffo in acqua e, armata la barca in poco tempo, decido di partire. Un piccolo gruppo di tedeschi tira tardi sulla spiaggia, sono ormai le due del mattino e soffia un debole ponente. In un silenzio perfetto scivolo senza fare il minimo rumore.

I profili scuri dei monti di Mola sono i miei riferimenti, la luna la mia compagna di navigazione.

Cala il vento e sono a metà strada, accendere il motore sarebbe un peccato in quella notte perfetta; getto l'ancora e mi lascio cullare nello scafo. Continuerò domattina.

Imbarcati i miei, partiamo per Spargi. Dopo qualche bordo di bolina arriviamo a cala Corsara e ci tuffiamo nelle sue acque tra le canne d'organo e la testa della strega.

in navigazione nell'arcipelago

 
Itaca all'alba. Sullo sfondo monte Fico

Il giorno dopo tappa di rientro verso l'ormeggio, sono di nuovo in navigazione solitaria, e sul più bello si alza un ponente gagliardo che mi trovo proprio in fronte… Sono nei guai, velatura troppo grossa e difficoltà di virata, dato l'equipaggio ridotto, fanno sì che mi avvicini troppo alla costa e mi incagli in una rete di protezione della spiaggia! Un po' di manovre, riduzione della velatura, e sono di nuovo in marcia... Ma andar di bolina da soli non è molto pratico, soprattutto in virata; sono quasi arrivato, ma gli ultimi metri li faccio al traino di un gommone che mi porterà a casa, molto più comodo e sicuro!

di nuovo all'ormeggio

Il tiki in solitario di bolina con vento sopra i 15 nodi non è facile, da tenere a mente.



domenica 27 novembre 2011

Itaca...nel sole! 3 di 3


Giorno 10 – 9 agosto 2011

Previsioni di ventone da Ovest (per i velisti in ascolto: 35-40 nodi, per i surfisti: vento fotonico!) a partire dal primo pomeriggio. Una 15ina di miglia scarse ci separano dall’arcipelago così, zitti zitti di buon ora prendiamo il largo dalla baia di Palombaggia con rotta 180° sicuri di coprire la distanza prima dell’arrivo della botta di vento. Ci riusciamo? Quasi.


Navigazione esaltante, prima togliamo il genoa, poi riduciamo la randa, ma la barca regge benissimo il mare e il vento (al traverso). Polverizziamo la distanza che ci separa dalla Sardegna e per mezzogiorno siamo tra S.Maria e Corcelli! Ajooooo in Sardegna siamo!!!




Poi il fattaccio. Un’onda più cattiva delle altre colpisce il pozzetto da sotto con forza. Qualcosa si è mosso, qualcosa ha ceduto ed è un attimo. Una parte del pozzetto è in mare, le travi hanno spaccato le forcelle che le tenevano in posizione. Gli scafi sono tenuti assieme solo dai cimini.
Abbiamo il buon senso di non tuffarci in mare a recuperarlo, non possiamo usare il motore e la velatura non è adatta al vento che c’è. Lo salutiamo caramente e lo vediamo sparire piano piano.
Ok, tutto il resto è in ordine? Sembra di sì. Governare in queste condizioni è però un esercizio da equilibristi; non possiamo usare il resto del pozzetto, dobbiam strisciare sugli scafi e muoverci a pruavia dell’albero per passare da una parte all’altra; il vento ora inizia a rinforzare veramente e la randa con una mano non è sufficiente. Peccato che la prima mano è anche l’ultima… (bisogna sbattere la testa contro il muro prima di capire!!)

Che si fa? Barca danneggiata, difficoltà di governo… mmm meglio puntare terra, va! Verso Maddalena dunque, proviamo a muoverci a secco di tela, ma lo scarroccio è troppo forte e il vento ci sta spingendo oltre Caprera, verso il largo.
Ultima soluzione, alziamo un metro e mezzo di randa e uno di noi funge da “punto-di-scotta-umano”; sembra funzionare.
Vediamo una spiaggia all’orizzonte, Cala Garibaldi, e cerchiamo di puntarla. Ci riusciamo? Quasi… Lo sforzo per tenere a mano quel fazzoletto di randa è impressionante, non ce la facciamo più e la barca scarroccia ulteriormente. Gli scogli del versante Nord Ovest di Caprera si fanno sempre più vicini. Ora, per chi non lo sapesse, quel lato di Caprera è assolutamente selvaggio, inospitale, con calette microscopiche e macigni di granito affioranti in mezzo al mare.

Basta, a Cala Garibaldi non arriveremo, gli scogli sono qui, a pochi metri… gettiamo tutte le ancore che abbiamo e speriamo che facciano presa prima di sfasciarci sul granito.

Scadiamo, scadiamo, scadiamo e… tac! Non scadiamo più, salvi, a pochi metri un meraviglioso bastione di granito rosso. Per ora le ancore reggono, ma la situazione non è sicura, siamo esposti al vento e al mare, tra poco tempo potrebbero mollare e buttarci sugli scogli.
Decidiamo dunque che la cosa migliore da fare sia di portare a terra le cose importanti e tentare di andare al CVC per vedere se ci possono consigliare sul da farsi.



Ci incamminiamo dunque verso la base. Niente sentiero, macchia mediterranea tutto intorno; fitta acuminata, impenetrabile, inestricabile. Arriviamo finalmente a Cala Garibaldi e da lì otteniamo un passaggio fino al CVC. Lì ci daranno il permesso di ormeggiare a Cala Fico per il giorno dopo (se la barca non sarà andata a scogli nel frattempo) e ci consentiranno di appoggiarci alla carpenteria per qualche piccola lavorazione.

Non avendo ricevuto una “grande” ospitalità decidiamo di ritornare alla barca nottetempo. Ovviamente di nuovo “macchia”, stavolta in notturna. Ragni, granito, rovi, sbalzi, fango, acqua, spine, arriviamo a dover strisciare sotto dei cespugli tanto è fitta in alcuni punti; strisciare con tutto il corpo. Il gps mi segnala la posizione della baia, sarebbe impossibile trovarla altrimenti.

Arriviamo alla caletta a notte fonda, Itaca è ancora lì, ma non dove l’abbiamo lasciata. Una delle due ancore ha mollato… per fortuna c’era l’altra.
Stremati ci buttiamo a dormire in spiaggia. Freddo, umidità, pensieri, battiamo i denti. Non è una notte serena.

Giorno 11-12-13 – 10-11-12 agosto 2011

Alba. Il sole è appena sorto e la baia è ancora completamente al buio. Occorre tuffarsi in acqua, recuperare la barca e ripartire. Ci violentiamo ed entriamo in acqua all’ombra dopo una notte molto fredda.
A vela, iniziamo a fare il periplo dell’isola, finché non arriviamo a Porto Palma.


Non sto a raccontare nel dettaglio l’esperienza di questi tre giorni a Caprera. Mi basterà dire che riusciremo a comprare del nuovo compensato marino, tagliarlo, resinarlo, verniciarlo in modo da sostituire il pozzetto perso e il tappo del gavone che avevamo smarrito in Corsica. Tra l’altro acquisteremo anche dal CVC un fiocco 2 proveniente da un Mousquetair, finalmente una vela di prua adatta.

Un pensiero ai maddalenini che si sono mostrati davvero disponibili nei nostri confronti e agli Adv del CVC; la stessa cosa non posso dire delle persone alla “direzione” del centro, che, al contrario, ci hanno profondamente deluso, soprattutto dal punto di vista umano.

Non consiglio a nessuno che avesse difficoltà di andare a chiedere aiuto al CVC, non hanno la minima idea di che cosa voglia dire “essere solidali”. Un po’ strano per una scuola che si vanta di insegnare ad andar per mare secondo i nobili principi della Marineria.



Le giornate trascorrono lavorando alla barca tutto il giorno, ma alla sera, al tramonto, ci spariamo delle surfate indimenticabili a cala Fico, tra gli specchi dell’1B, il pontile del secondo e Monte Fico all’orizzonte.
Ceniamo sotto una gran luna piena e poi andiamo a far visita ai vari insediamenti, ormai ci conoscono e veniamo additati come… i naufraghi!

Il tempo di partecipar alla festa di fine corso dell’1Q tra una canzone del sole in terrazza martini e un coro caprerino e siamo pronti a ripartire.

Giorno 14 – 13 agosto 2011

Siamo pronti. Piccola tappa per oggi. Abbiamo appuntamento con GT a Cala Portese. Il vento è però gagliardo, saranno 20 nodi ed è una buona occasione per provare il nuovo fiocco e la barca. Funziona tutto a meraviglia, ma devo confessare il sentimento di paura a rimettersi in acqua dopo i brutti momenti dei giorni scorsi.

Ci facciam coraggio e arriviamo a destinazione, diamo ancora (ovviamente a vela, da questo momento in poi il motore si rifiuterà di funzionare e ogni ormeggio, ogni manovra, sarà sotto il segno di Eolo) e, in attesa di GT, ci scoliamo la bottiglia di vino che mio padre ci aveva regalato da stappare per quando fossimo arrivati in Sardegna.



Passiamo una meravigliosa serata in compagnia di gente simpatica e allegra che ci mette di buon umore!
Di nuovo sotto le stelle con animo sereno, ora sarà vacanza allo stato puro.

Giorni 15-22 – 14-21 agosto 2011

E vacanza siaaaaaaaaaaa! A zonzo nell’arcipelago altra preoccupazione non abbiamo che cercare la caletta che più ci aggrada. Spargi, Maddalena, Porto Pollo, Palau, Punta Sardegna, questo il nostro perimetro di navigazione.


Giusto un giretto all’ospedale de La Maddalena per un ginocchio sospetto del mio collega e poi riprendiamo il nostro ozioso girovagare.

Tappa importante a Porto Pollo, ancoriamo a 10 metri dal centro windsurf e ci dedichiamo finalmente ad attività serie e proficue; ovvero surfata mattutina, pausa pranzo, pisolino, surfata pomeridiana, aperitivo in spiaggia, rito del saluto del tramonto sul tetto del Rupi, festone, perdita di conoscenza conseguente, ritorno in barca via windsurf ubriachi, alta percentuale di cadute nei 10 metri da percorrere, tutti a letto col sorrisone.



Ma esploriamo anche un po’ l’arcipelago, rimaniamo affascinati da Cala Corsara (surfata anche lì) e festeggiamo il 15 di agosto tra la testa della strega e le canne d’organo. Tanti motoscafi, ma anche velisti simpatici.


Venerdì, il 19, ci cominciamo ad avvicinare a Palau, navigazione al tramonto, senza fretta. Intorno ci sfilano i motoscafi e le barche a vela (a motore) che non vogliono perdere l’aperitivo e la serata, noi invece seguiamo il vento che ci sta portando a Mezzo Schifo.



Diamo ancora accanto a una barca a vela dalle forme conosciute. Senza saperlo abbiamo ormeggiato accanto a dei nostri amici! Grazie anche al loro tender (ahhhhhhhh quanto è comodo il tender invece che tuffarsi in acqua di notte!!!!) andiamo a Palau a sbrigare un po’ di faccende per la nostra partenza e ci concediamo una sontuosa grigliata di carne come Dio comanda. Lo stomaco ringrazia.

Il giorno dopo sistemiamo la barca al suo ormeggio segreto e ci separiamo da lei.

La cosa che ci mancherà di più sarà dormire negli scafi, cullati, nel sacco a pelo, vista cielo.

Aloha!