domenica 31 ottobre 2010

domenica 3 ottobre 2010

mercoledì 22 settembre 2010

Tiki come funghi

Sarà che prima non avevo l'occhio allenato a certe sagome, ma durante l'ultima scorrazzata ellenica ho fatto la conoscenza di ben 3 catamarani di wharram placidamente ancorati al riparo nelle baie cicladiche.

Appena arrivato a Paros due alberi con una certa inclinazione (!!!) si distinguono da tutto l'altro alberame all'ancora.


E' un Pahi 42 piedi, si chiama Hecate. A dir la verità lo conoscevo già, pizzicato su youtube in cerca di video sui wharram: http://www.youtube.com/watch?v=FgCwq4QNHYo
La barca è stata costruita a Phuket, in Thailandia, e da lì condotta in Grecia per fare charter attraverso il Mar Rosso.


Ora ha cambiato proprietario, un inglese, che ha deciso di portarla in Inghilterra ed usarla come sua barca privata. Cosa ci farà con Pahi 42 in mezzo al Solent lo sa solo lui... In questo preciso momento in cui scrivo si dovrebbe trovare in qualche porto della Sicilia. Buon viaggio!
Mi hanno anche offerto di accompagnarli per dare una mano a bordo nel loro viaggio verso l'Inghilterra, ma onestamente anche se avessi avuto tutto il tempo a disposizione non so se avrei accettato; non mi infondevano particolare fiducia riguardo alle loro capacità marinare, così a pelle... non so quanto ci saremmo divertiti nel golfo di biscaglia all'inizio dell'autunno! magari li avrei accompagnati solo fino a Gibilterra =)

La seconda barca era... la gemella di Hecate! questa però ancora dedicata al charter e il suo skipper Eric, marsigliese, mi ha fatto fare un bel giro a bordo, ma soprattutto mi ha rivelato che mentre da principio non credeva molto alle qualità marine dei catamarani rispetto ai monoscafi in ambito cicladico, a maggior ragione con rigurado a un Wharram, dopo due anni di charter sul Pahi ha dovuto ricredersi arrivando a considerarla un'ottima barca, assolutamente in grado di reggere l'Egeo in tutte le sue condizioni (quindi anche il mio Tiki lo sarà! in piccolo, certo...).

La terza era un Tiki vero e proprio, un 38 piedi crucco all'ancora nell'isola di Milos! Purtroppo l'equipaggio non era proprio il massimo della simpatia e nonostante gli abbia pinneggiato attorno per una decina di minuti non mi hanno offerto di salire a bordo e ci siamo scambiati solo un paio di parole.

giovedì 19 agosto 2010

Itaca

Il Tiki si chiamerà Itaca.

Niente nomi di divinità polinesiane o di astri brillanti, nessun Corto Maltese o luoghi lontani e misteriosi, nessuna Perla di Labuan, nessun pennuto tropicale né strane bestie mitologiche.

Itaca; perché la costruzione di una barca è una meta a cui si arriva dopo aver viaggiato a lungo, soprattutto dentro sé stessi, e una volta raggiunta dà modo di ripartire.

Ho trovato la mia definizione personale di Itaca.

Se poi vogliamo aggiungere che per lo più siamo fatti d’acqua e che quindi è possibile (e necessario) navigare dentro di sé e in chi ci sta attorno, allora la barca diventa qualcosa di più di un semplice mezzo per attraversare un tratto di mare e Itaca non è solo una meta.



Di sicuro bisognerà dipingere sulle prue un bel paio d'occhi per tener lontane sgradite presenze...


Parlando di cose più serie, prosegue il montaggio della coperta; la prua è già al suo posto e la poppa lo sarà presto. Le fiancate per l’appoggio della tuga sono tagliate e resinate, fori degli oblò compresi.



Le coperte di prua e poppa vengono “appoggiate” sulle fiancate dello scafo, seguendone la curvatura trasversale (per evitare all’acqua di fermarsi e per fornire una maggior resistenza grazie all’effetto arco). Sono rinforzate con tre listelli sul lato interno e uno su quello esterno. L’incollaggio viene eseguito con cordonature lungo tutto il perimetro esterno e sui lati interni (quelli accessibili!).



La tuga segue lo stesso principio della poppa e della prua, appoggiandosi però a due rialzi sulle fiancate dello scafo e rinforzata sempre con tre listelli sul lato interno.


Ora che lo vedo montato mi viene in mente che la tuga così squadrata è un po’ troppo militaresca, sembra un carro armato! Un minimo di curvatura alla tuga in senso trasversale e longitudinale avrebbe dato al tutto un aspetto più piacevole; ma avrebbe richiesto un bel po’ di modifiche al progetto… da tenere a mente per la prossima barca =)

L'indirizzo del blog è http://golettabianca.blogspot.com

venerdì 9 luglio 2010

Colore!

Niente video né foto in questi giorni. Pare che le forze abbiano abbandonato definitivamente il glorioso strumento di ripresa che, ahimè, è in fase di (dubbia) riparazione.

Ma il cantiere va avanti, almeno da un punto di vista concettuale!

Anche se ancor presto per darsi alla vernice, sto iniziando a pensare a come dovrebbe apparire il Tiki nella sua veste definitiva.

Ho buttato giù un paio di combinazioni di colori, così, tanto per vedere l’effetto che facevano. (bella tamarra la foto di sfondo eh? Mancano solo le palme!)

Dagli schizzi non si vede la coperta, ma quella sarà sicuramente bianca, su questo non ho dubbi.

Per le vele non so… Il set amaranto mi attira molto, ma anche le vele bianche con la linea colorata non sembrano niente male.

Lo scafo penso sarà blu/azzurro, sul rosso sono ancora in dubbio, ma sicuramente non lo farò giallo!!!

(verde? No…porta male) Suggerimenti ???







mercoledì 30 giugno 2010

Strumenti indispensabili

Mi ricordo di aver letto su un libro di Paolo Lodigiani come uno degli strumenti fondamentali alla buona riuscita della costruzione di una barca sia una sedia da mettere in cantiere.

La sedia dell’autocostruttore; ed è vero, è fondamentale.

Io la vedo in questa maniera: ci sono tre protagonisti, il progettista, l’autocostruttore e la barca. La sedia? Serve a creare un collegamento tra i tre.

Il progettista ha in mente un’idea di barca e la traduce su carta, produce piani dettagliati e adeguate istruzioni di montaggio. L’autocostruttore ha in mano il progetto e lo deve realizzare.

Nelle istruzioni però si parla della barca ideale, quella che ha in mente il progettista, non della barca vera e propria che di lì a poco inizierà a crescere e che non sarà mai identica all’idea originaria. Ed è qui che entra per la prima volta in gioco la sedia!

Tramite lunghe e proficue pause di riflessione tra una lavorazione e l’altra il costruttore (seduto!) deve fare sue le indicazioni del progettista, deve digerirne i piani e le istruzioni di montaggio per arrivare a capire quale fosse l’idea di partenza che è stata poi riportata su carta.

E vi assicuro che ci vuole tempo per questo, non è proprio immediato! ma la consapevolezza che ne deriva permette poi di muoversi con un certo agio nella realizzazione; a poco a poco vengono in mente sempre più modifiche da apportare alla propria barca, proprio perché si è capita la funzione delle sue parti che possono (e devono!) essere adattate al gusto personale dell’autocostruttore! Non c’è bisogno che vi racconti la soddisfazione che si prova a personalizzare la propria barchetta, che sarà per certo diversa da qualsiasi altra barca dello stesso modello.

E la sedia in tutto questo ha fornito un contributo mica da ridere! Ma non è finita qui, rimane da legare barca e costruttore.

Mi capita spesso di andare in cantiere e “lavorare” ben poco, magari dopo aver montato anche un solo pezzo me ne sto lì per un’ora, sulla mia sedia a guardare il Tiki…ipnotizzato…

Questo è più difficile da spiegare, ma chiunque abbia mai messo le mani su qualcosa (vale soprattutto se si parla di legno) per farne uscire un che di funzionante, sa di cosa parlo.

È la soddisfazione di aver completato un certo processo nella propria mente, ad esempio: se devo costruire un semplice pezzo del pagliolo, non basta seguire le istruzioni e realizzarlo, devo pensare a come realizzarlo (non c’è una risposta univoca a questo!) e immaginarlo già montato pronto per adempiere alla sua funzione. Se tutto va a buon fine allora scatta la contemplazione, quello che avevo in mente è diventato realtà… potrei stare lì a guardarlo per ore.

Ora, la sedia funziona egregiamente, ma penso che potrei ottenere risultati migliori con un’amaca…

L'indirizzo del blog è http://golettabianca.blogspot.com

domenica 20 giugno 2010

Supporti scafo... ecc... ecc...

Eccomi, eccomi, sono vivo eh!
Veramente in tanti mi hanno chiesto come procedessero i lavori; mi fa piacere che qualcuno legga i miei post, ma se siete così interessati, allora venite a darmi una mano! Se il tempo è brutto nei fine settimana sono lì di sicuro ;) e qualche volta anche la sera dopo il lavoro...

In questo mese non ho pubblicato nuovi aggiornamenti non perché il cantiere non procedesse, ma solo per il fatto che bisognava fare un sacco di piccoli lavoretti non proprio "appariscenti" ma necessari. Dare due mani di resina sui pezzi di pagliolo e di coperta, costruire finalmente dei supporti decenti per lo scafo, iniziare ad assemblare le travi di collegamento, finire di laminare la fibra di vetro sugli stucchi... Insomma tante piccole cose da concludere prima di montare nuovi pezzi sulla barca!

finalmente un supporto scafo che funziona

Per fortuna il meteo mi ha dato una mano, temperature autunnali e nevicate sulle montagne intorno non mi fanno certo rimpiangere di stare a scartavetrare piuttosto che mettere i piedi a mollo nel lago ghiacciato.

Grigna (imbiancata!) e Resegone il 20 giugno

Per quanto riguarda il Tiki finalmente i pezzi del pagliolo dovrebbero essere tutti in ordine e accuratamente resinati, il prossimo passo sarà di cucirli allo scafo e provvedere ad abbondante stuccatura. Ora ho un posto dove tenere le cibarie :D

i pannelli centrali hanno il "buco" per il dito, gli altri sono fissi


...un po' impolverato...

Appena mi sarò liberato del pagliolo potrò montare la coperta, allora sembrerà quasi un barca!

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