sabato 11 febbraio 2012

Un fine settimana in Sardegna / 2 di... tanti!

Passati due mesi di continente siamo tornati in Sardegna. È il 16 dicembre e per l'ultima volta del 2011 si riunisce l'equipaggio originario: Io, Mario e Stefano.




Non sarà un fine settimana come gli altri. Dal golfo del Leone sta scendendo una botta di Maestrale con picchi sopra i 50 nodi.

Porto il windsurf con me, le possibilità di navigare con il tiki sono scarse, tanto vale godersela un po' con la tavola!

  
Arriviamo nell'arcipelago e il mare è pettinato come si deve. Uno spettacolo. Itaca ha perso entrambi i tambucci, probabilmente strappati via dal vento nei giorni scorsi. Erano fissati con un nastro di tela, ma il sole lo ha cotto sbriciolandolo, il vento ha fatto il resto.
Uno dei quattro pezzi si è arenato tra gli scogli, poco sottovento; degli altri tre non c'è nessuna traccia.

Itaca ha un nuovo motore ora; prima di allontanarci troppo lo proviamo all'interno della baia per capire se riusciamo a risalire il vento; risposta negativa, soffia con troppa intensità. A fatica torniamo all'ormeggio, non è proprio il caso di uscire in mare oggi.

Monto la 4.5, il 95 litri e si vola. È troppo grossa, ma è la più piccola che ho. Grandi planatone tra una riva all'altra della baia. Anche Stefano surfa per un po' e poi si allo snorkeling, mentre Mario ci guarda infreddolito dal pontile!


Il tempo di cercare un po' di legna per il fuoco e fa già buio. Ci accampiamo con la tenda, protetti dal vento, e riscaldati dalle fiamme. Una pastasciutta di rito, vino, dolcetti sardi e rhum. Il vento soffia forte tutta la notte, ma siamo tranquilli.



Il giorno dopo il vento cala ma rimane gagliardo; intorno le nuvole sono veloci e rovesciano acquazzoni qua e sulla Gallura, decidiamo dunque di partire e fare un giro a Porto Palma.

  
A riva solo il genoa, ma appena superato il ridosso il vento soffia deciso, lo prendiamo al lasco, ma è troppo, riduciamo, e issiamo il fiocco II.

Arriviamo a palla di cannone a Caprera. Il ventone del canale diventa una brezzolina; Porto Palma ci protegge. Ormeggiamo al pontile del e godiamo del sole dicembrino mentre su Arzachena sta piovendo.


Già tempo di tornare, per lo più le condizioni di vento e mare continuano a essere instabili, è meglio non rischiare. Il percorso inverso è ovviamente una bolina larga e ci aiutiamo con il motore perché di vento ce n'è parecchio.

Salutiamo il tiki, ma dovrò tornare a breve. Senza tambucci piove direttamente negli gli scafi e la grandinata che si abbatte sulla baia poco prima di partire mi persuade a tornare il prima possibile!

  

Dopo un veloce lavoro di carpenteria natalizioet-voilà, due tambucci son belli e pronti, resinati, piallati e verniciati. Torno in sardegna in giornata il 29 dicembre e sistemo i pezzi.
Ovviamente negli scafi c'era tanta acqua, speriamo che ora reggano.

giovedì 2 febbraio 2012

Un fine settimana in sardegna / 1 di ...tanti!

Siamo tornati sul continente. Iniziano i brevissimi fine settimana su Itaca. Triste, ma è così, le ferie lavorative le ho consumate tutte quante per costruire la barca e portarla al suo ormeggio; per ora solo incursioni rapidissime…

Per fortuna non passa troppo tempo e sono già di ritorno da Itaca: arrivo a Olbia il 16 settembre e aspetto i miei al porto. Loro arriveranno da Civitavecchia con il traghetto. Sono curioso di sapere come si interfacceranno con la barca; mio padre ha già avuto modo di provarla un giorno, mentre per mia madre sarà la prima volta.

tramonto sulla Sardegna dal traghetto

 
Arrivo all'ormeggio che è mezzanotte passata, i miei sono a dormire in albergo, li raggiungerò la mattina seguente direttamente in barca.

Itaca è al suo posto, dove l'abbiamo lasciata, non era scontato. Mi emoziono a vedere il suo albero che spunta tra i cespugli.

Mi tuffo in acqua e, armata la barca in poco tempo, decido di partire. Un piccolo gruppo di tedeschi tira tardi sulla spiaggia, sono ormai le due del mattino e soffia un debole ponente. In un silenzio perfetto scivolo senza fare il minimo rumore.

I profili scuri dei monti di Mola sono i miei riferimenti, la luna la mia compagna di navigazione.

Cala il vento e sono a metà strada, accendere il motore sarebbe un peccato in quella notte perfetta; getto l'ancora e mi lascio cullare nello scafo. Continuerò domattina.

Imbarcati i miei, partiamo per Spargi. Dopo qualche bordo di bolina arriviamo a cala Corsara e ci tuffiamo nelle sue acque tra le canne d'organo e la testa della strega.

in navigazione nell'arcipelago

 
Itaca all'alba. Sullo sfondo monte Fico

Il giorno dopo tappa di rientro verso l'ormeggio, sono di nuovo in navigazione solitaria, e sul più bello si alza un ponente gagliardo che mi trovo proprio in fronte… Sono nei guai, velatura troppo grossa e difficoltà di virata, dato l'equipaggio ridotto, fanno sì che mi avvicini troppo alla costa e mi incagli in una rete di protezione della spiaggia! Un po' di manovre, riduzione della velatura, e sono di nuovo in marcia... Ma andar di bolina da soli non è molto pratico, soprattutto in virata; sono quasi arrivato, ma gli ultimi metri li faccio al traino di un gommone che mi porterà a casa, molto più comodo e sicuro!

di nuovo all'ormeggio

Il tiki in solitario di bolina con vento sopra i 15 nodi non è facile, da tenere a mente.



domenica 27 novembre 2011

Itaca...nel sole! 3 di 3


Giorno 10 – 9 agosto 2011

Previsioni di ventone da Ovest (per i velisti in ascolto: 35-40 nodi, per i surfisti: vento fotonico!) a partire dal primo pomeriggio. Una 15ina di miglia scarse ci separano dall’arcipelago così, zitti zitti di buon ora prendiamo il largo dalla baia di Palombaggia con rotta 180° sicuri di coprire la distanza prima dell’arrivo della botta di vento. Ci riusciamo? Quasi.


Navigazione esaltante, prima togliamo il genoa, poi riduciamo la randa, ma la barca regge benissimo il mare e il vento (al traverso). Polverizziamo la distanza che ci separa dalla Sardegna e per mezzogiorno siamo tra S.Maria e Corcelli! Ajooooo in Sardegna siamo!!!




Poi il fattaccio. Un’onda più cattiva delle altre colpisce il pozzetto da sotto con forza. Qualcosa si è mosso, qualcosa ha ceduto ed è un attimo. Una parte del pozzetto è in mare, le travi hanno spaccato le forcelle che le tenevano in posizione. Gli scafi sono tenuti assieme solo dai cimini.
Abbiamo il buon senso di non tuffarci in mare a recuperarlo, non possiamo usare il motore e la velatura non è adatta al vento che c’è. Lo salutiamo caramente e lo vediamo sparire piano piano.
Ok, tutto il resto è in ordine? Sembra di sì. Governare in queste condizioni è però un esercizio da equilibristi; non possiamo usare il resto del pozzetto, dobbiam strisciare sugli scafi e muoverci a pruavia dell’albero per passare da una parte all’altra; il vento ora inizia a rinforzare veramente e la randa con una mano non è sufficiente. Peccato che la prima mano è anche l’ultima… (bisogna sbattere la testa contro il muro prima di capire!!)

Che si fa? Barca danneggiata, difficoltà di governo… mmm meglio puntare terra, va! Verso Maddalena dunque, proviamo a muoverci a secco di tela, ma lo scarroccio è troppo forte e il vento ci sta spingendo oltre Caprera, verso il largo.
Ultima soluzione, alziamo un metro e mezzo di randa e uno di noi funge da “punto-di-scotta-umano”; sembra funzionare.
Vediamo una spiaggia all’orizzonte, Cala Garibaldi, e cerchiamo di puntarla. Ci riusciamo? Quasi… Lo sforzo per tenere a mano quel fazzoletto di randa è impressionante, non ce la facciamo più e la barca scarroccia ulteriormente. Gli scogli del versante Nord Ovest di Caprera si fanno sempre più vicini. Ora, per chi non lo sapesse, quel lato di Caprera è assolutamente selvaggio, inospitale, con calette microscopiche e macigni di granito affioranti in mezzo al mare.

Basta, a Cala Garibaldi non arriveremo, gli scogli sono qui, a pochi metri… gettiamo tutte le ancore che abbiamo e speriamo che facciano presa prima di sfasciarci sul granito.

Scadiamo, scadiamo, scadiamo e… tac! Non scadiamo più, salvi, a pochi metri un meraviglioso bastione di granito rosso. Per ora le ancore reggono, ma la situazione non è sicura, siamo esposti al vento e al mare, tra poco tempo potrebbero mollare e buttarci sugli scogli.
Decidiamo dunque che la cosa migliore da fare sia di portare a terra le cose importanti e tentare di andare al CVC per vedere se ci possono consigliare sul da farsi.



Ci incamminiamo dunque verso la base. Niente sentiero, macchia mediterranea tutto intorno; fitta acuminata, impenetrabile, inestricabile. Arriviamo finalmente a Cala Garibaldi e da lì otteniamo un passaggio fino al CVC. Lì ci daranno il permesso di ormeggiare a Cala Fico per il giorno dopo (se la barca non sarà andata a scogli nel frattempo) e ci consentiranno di appoggiarci alla carpenteria per qualche piccola lavorazione.

Non avendo ricevuto una “grande” ospitalità decidiamo di ritornare alla barca nottetempo. Ovviamente di nuovo “macchia”, stavolta in notturna. Ragni, granito, rovi, sbalzi, fango, acqua, spine, arriviamo a dover strisciare sotto dei cespugli tanto è fitta in alcuni punti; strisciare con tutto il corpo. Il gps mi segnala la posizione della baia, sarebbe impossibile trovarla altrimenti.

Arriviamo alla caletta a notte fonda, Itaca è ancora lì, ma non dove l’abbiamo lasciata. Una delle due ancore ha mollato… per fortuna c’era l’altra.
Stremati ci buttiamo a dormire in spiaggia. Freddo, umidità, pensieri, battiamo i denti. Non è una notte serena.

Giorno 11-12-13 – 10-11-12 agosto 2011

Alba. Il sole è appena sorto e la baia è ancora completamente al buio. Occorre tuffarsi in acqua, recuperare la barca e ripartire. Ci violentiamo ed entriamo in acqua all’ombra dopo una notte molto fredda.
A vela, iniziamo a fare il periplo dell’isola, finché non arriviamo a Porto Palma.


Non sto a raccontare nel dettaglio l’esperienza di questi tre giorni a Caprera. Mi basterà dire che riusciremo a comprare del nuovo compensato marino, tagliarlo, resinarlo, verniciarlo in modo da sostituire il pozzetto perso e il tappo del gavone che avevamo smarrito in Corsica. Tra l’altro acquisteremo anche dal CVC un fiocco 2 proveniente da un Mousquetair, finalmente una vela di prua adatta.

Un pensiero ai maddalenini che si sono mostrati davvero disponibili nei nostri confronti e agli Adv del CVC; la stessa cosa non posso dire delle persone alla “direzione” del centro, che, al contrario, ci hanno profondamente deluso, soprattutto dal punto di vista umano.

Non consiglio a nessuno che avesse difficoltà di andare a chiedere aiuto al CVC, non hanno la minima idea di che cosa voglia dire “essere solidali”. Un po’ strano per una scuola che si vanta di insegnare ad andar per mare secondo i nobili principi della Marineria.



Le giornate trascorrono lavorando alla barca tutto il giorno, ma alla sera, al tramonto, ci spariamo delle surfate indimenticabili a cala Fico, tra gli specchi dell’1B, il pontile del secondo e Monte Fico all’orizzonte.
Ceniamo sotto una gran luna piena e poi andiamo a far visita ai vari insediamenti, ormai ci conoscono e veniamo additati come… i naufraghi!

Il tempo di partecipar alla festa di fine corso dell’1Q tra una canzone del sole in terrazza martini e un coro caprerino e siamo pronti a ripartire.

Giorno 14 – 13 agosto 2011

Siamo pronti. Piccola tappa per oggi. Abbiamo appuntamento con GT a Cala Portese. Il vento è però gagliardo, saranno 20 nodi ed è una buona occasione per provare il nuovo fiocco e la barca. Funziona tutto a meraviglia, ma devo confessare il sentimento di paura a rimettersi in acqua dopo i brutti momenti dei giorni scorsi.

Ci facciam coraggio e arriviamo a destinazione, diamo ancora (ovviamente a vela, da questo momento in poi il motore si rifiuterà di funzionare e ogni ormeggio, ogni manovra, sarà sotto il segno di Eolo) e, in attesa di GT, ci scoliamo la bottiglia di vino che mio padre ci aveva regalato da stappare per quando fossimo arrivati in Sardegna.



Passiamo una meravigliosa serata in compagnia di gente simpatica e allegra che ci mette di buon umore!
Di nuovo sotto le stelle con animo sereno, ora sarà vacanza allo stato puro.

Giorni 15-22 – 14-21 agosto 2011

E vacanza siaaaaaaaaaaa! A zonzo nell’arcipelago altra preoccupazione non abbiamo che cercare la caletta che più ci aggrada. Spargi, Maddalena, Porto Pollo, Palau, Punta Sardegna, questo il nostro perimetro di navigazione.


Giusto un giretto all’ospedale de La Maddalena per un ginocchio sospetto del mio collega e poi riprendiamo il nostro ozioso girovagare.

Tappa importante a Porto Pollo, ancoriamo a 10 metri dal centro windsurf e ci dedichiamo finalmente ad attività serie e proficue; ovvero surfata mattutina, pausa pranzo, pisolino, surfata pomeridiana, aperitivo in spiaggia, rito del saluto del tramonto sul tetto del Rupi, festone, perdita di conoscenza conseguente, ritorno in barca via windsurf ubriachi, alta percentuale di cadute nei 10 metri da percorrere, tutti a letto col sorrisone.



Ma esploriamo anche un po’ l’arcipelago, rimaniamo affascinati da Cala Corsara (surfata anche lì) e festeggiamo il 15 di agosto tra la testa della strega e le canne d’organo. Tanti motoscafi, ma anche velisti simpatici.


Venerdì, il 19, ci cominciamo ad avvicinare a Palau, navigazione al tramonto, senza fretta. Intorno ci sfilano i motoscafi e le barche a vela (a motore) che non vogliono perdere l’aperitivo e la serata, noi invece seguiamo il vento che ci sta portando a Mezzo Schifo.



Diamo ancora accanto a una barca a vela dalle forme conosciute. Senza saperlo abbiamo ormeggiato accanto a dei nostri amici! Grazie anche al loro tender (ahhhhhhhh quanto è comodo il tender invece che tuffarsi in acqua di notte!!!!) andiamo a Palau a sbrigare un po’ di faccende per la nostra partenza e ci concediamo una sontuosa grigliata di carne come Dio comanda. Lo stomaco ringrazia.

Il giorno dopo sistemiamo la barca al suo ormeggio segreto e ci separiamo da lei.

La cosa che ci mancherà di più sarà dormire negli scafi, cullati, nel sacco a pelo, vista cielo.

Aloha!

domenica 13 novembre 2011

Itaca...nel sole! 2 di 3

Giorno 4 - 03 agosto 2011


Dolce risveglio nella tranquilla baia elbana. Le previsioni danno vento nel pomeriggio per cui ci concediamo una  sontuosa colazione a terra prima della traversata. All'ombra di un fico immenso spremuta d'arancia e caffè, praticamente ci stiamo abbandonando al lusso sfrenato.

Con fatica, a vela, raggiungiamo l'estrema punta Ovest dell'Elba, vediamo le ochette all'orizzonte, ma rischiamo di non raggiungerle mai, così con un colpo di motore ci portiamo in mezzo alla brezza. Il vento proviene da sud, la nostra rotta è per 90°, non potremmo avere condizioni migliori. Itaca fila a gran velocità, il gps segna una media di circa 8 nodi, con punte di 10. Randa e genoa pieni a riva, filiamo via come dei missili.

l'Elba si rimpicciolisce velocemente dietro di noi

30 miglia ci separano da Bastia, ma con queste condizioni siamo quasi sicuri di arrivare prima di cena.


Il cielo si copre, ma ci risparmia la doccia, cerata di precauzione e per ripararsi dagli schizzi, ormai Bastia è all'orizzonte.


L'arrivo a Bastia è al tramonto, il vento è calato del tutto e il nostro bravo motorino ci porterà fino a destinazione senza lamentarsi troppo.


Arrivati! l'abbiamo fatta in barba a tutti quei gufi che dicevano il contrario, a quelli che ci davano per matti e alle stupide leggi che ci impedivano di allontanarci così tanto dalla costa... praticamente siamo diventati dei Pirati!!! Ormeggiamo in una piccola rada sotto la città vecchia di Bastia, raggiungiamo a nuoto la costa e ci concediamo una birra corsa per festeggiare la traversata. Ce l'abbiamo fatta!



Giorno 5/6/7 - 04, 05 e 06 agosto 2011

Direzione Sud! Protetti dalla Corsica iniziamo la lunga discesa verso Sud, dove un'immensa spiaggia bianca si stende da Bastia fino a Porto Vecchio, per lasciare il posto al rosso del granito, alle isole dell'arcipelago... Poco vento in verità, ma la giornata si apre con il migliore degli auspici, una bella tracina abbocca al nostro amo!




Con pochissimo vento ci trasciniamo lungo lo spiaggione corso, ogni sera ci accampiamo a terra, chilometri di spiaggia incontaminata intorno a noi. Nessuno nei paraggi. Falò, e cucina da campo. Appena a ridosso della spiaggia si estende quel poco di pianura esistente in Corsica. Siamo tra la campagna e il mare, le città sono lontanissime.



Finalmente la sabbia cede il passo al granito, il paesaggio muta in un istante ed ecco spuntare lungo la costa una miriade di piccole insenature a misura di Tiki, non c'è che l'imbarazzo della scelta.




Giorno 8 - 07 agosto 2011


Stiamo navigando con la consueta brezza leggera che ormai ci accompagna da giorni quando verso mezzogiorno all'orizzonte vediamo il mare increspato. Sta arrivando una bella botta di vento da Sud-Ovest. A dire il vero ci coglie un po' impreparati, saranno si e no 25 nodi, ma il genova è troppo grande e non li tiene; sfortunatamente non abbiamo una vela di prua più piccola. In più uno dei tappi dei gavoni di prua viene strappato via da un'ondata; imbarchiamo acqua. Non è prudente continuare in queste condizioni così, con una velocità sugli 11 nodi (!!) ripariamo nella spettacolare baia di S.Ciprianu.


Peccato, ora che c'è vento non possiamo navigare perché non abbiamo le vele adatte...quindi? proviamo a fare una surfata!!!! wazaaaaaaaaaaaaaaaaa!!

comodo usare il tiki come boa!

Itaca a S.Ciprianu (con windsurf al seguito!)

Aperitivo al lounge bar della spiaggia... roba raffinata, ci presentiamo con le magliette bucate e sporche di sangue :)

Intanto cerchiamo di riparare il tappo del gavone perso,ci serve del legname, ma nessuno di noi conosce il francese né sa come chiederlo. Qui riporto l'orrenda frase che (in tre) siamo riusciti a formulare di fronte ad un attonito uomo di Corsica "Excuse-moi, est-que tu a an pessettin de legn???" Pietà. Non so come, ma alla fine ci facciam capire e il tappo è presto rimpiazzato. Buonanotte!

All'alba Mario ci lascerà per tornare sulla terra ferma; buona fortuna amico, è stato bello averti a bordo!


Giorno 9 - 08 agosto 2011

Come da copione si ripete la storia del giorno precedente, verso mezzogiorno si alza gagliardo un bel Libeccio sui 25 nodi. Questa volta cerchiamo di accoglierlo togliendo il genoa e riducendo la randa. Ma che pena, non si riesce a stringere il vento; facciamo dei grandi bordi piatti al largo delle isole Cerbicali. Ci vorrebbe proprio un fiocco a prua.

Improvvisamente un colpo di genio, proviamo a montare una vela da windsurf a prua (una 4.7 mq). Idea favolosa, ma necessita di essere migliorata. Issiamo la vela senza averla montata nel suo albero e boma, pertanto, libera di sbattere durante la issata si riduce in frantumi nel giro di un secondo. Peccato, ma è stata sacrificata alla scienza, dovesse ricapitare sapremmo come cavarcela.

Cosa fare dunque con tutto questo bel vento??? Ma è naturale... fiondiamoci in una delle meravigliose baie del sud della Corsica e andiamo a surfare :)



Così arriviamo a Palombaggia, acqua del turchese più puro, pini verdi sulla spiaggia bianca; cielo blu; granito rosso attorno. Vento fresco e profumo di macchia nell'aria. Itaca e il suo equipaggio si nutrono con tutti e cinque i sensi.

Domani, forse, tenteremo la traversata delle Bocche, se avremo fortuna andremo a Caprera a vedere se ci possono vendere un vecchio fiocco!

venerdì 11 novembre 2011

Itaca...nel sole! 1 di 3

Ci siamo. Una settimana dopo il varo siamo tornati all'ormeggio di Itaca sul fiume pronti a partire in direzione Sardegna!

Carichiamo il tiki all'inverosimile, dopotutto stiamo per fare una crociera a tutti gli effetti e non sappiamo bene di cosa avremo bisogno in particolare.

Ancore, cime, catena, bussola, cerata, fornello, pentole, provviste, carteggio... è tutto a bordo, navigando capiremo di cosa avremo bisogno.

Itaca a pieno carico - anche due tavole da windsurf!

Giorno 1 - 31 luglio 2011
E allora, via, partiamo! un colpo al Tomos e ci muoviamo nel fiume, verso la foce... e funziona, la barca risponde ai comandi =)

dura vita a bordo

La giornata è perfetta per provare la barca, così, per la prima volta in acqua, issiamo le vele e proviamo a spegnere il motore... bestia, che accozzaglia di rumori!!! è tutto un cigolare e scricchiolare!! il picco sopratutto, sembra muggire sfregandosi contro l'albero! Ma funziona... per cui mettiamo la barca in rotta e facciamo vela verso Sud, verso Livorno.

la preda

Arriviamo al tramonto nel porticciolo di Ardenza, diamo ancora nella baia e ci mettiamo a cucinare il pescato  del giorno! Soddisfazione ai massimi livelli.

nel porticciolo di Ardenza


Giorno 2 - 01 agosto 2011
Mio padre ci aspetta al molo, oggi farà parte dell'equipaggio. Sono curioso di vedere come se la caverà :)

nessun problema!

e così facciamo vela, con il poco vento che c'è, verso il Golfo di Baratti. Il vento arriverà solo nel tardo pomeriggio e ci regalerà uno sbarco sulla spiaggia di Baratti in stile D-Day.


...il tiki è spiato da terra...


A bordo regna il silenzio, ora. L'applicazione di un paio di "feltrini" sul picco, ha risolto il problema del "muggito"; il tiki scivola nel silenzio...


nessun pescato del giorno oggi, ma ci rifaremo con una bella impepata di cozze al ristorante =)

Giorno 3 - 02 agosto 2011


per fortuna Mario è mattutino, altrimenti chi avrebbe mai visto quest'alba a Baratti?

Finalmente abbiam dormito in una caletta silenzioso e buia, dopo le notti passate a Fiumaretta e Ardenza. Il tiki ha bisogno di luoghi solitari, non è barca da porto turistico. Dopo un paio di uova strapazzate l'equipaggio acciuffa la brezza mattutina e scapola le scogliere di Populonia, direzione isola d'Elba.

navigando verso l'Elba

Il vento è scarso, vorremmo spingerci proprio all'ultimo lembo di terra dell'isola d'Elba, ma il vento dice di no, così puntiamo una caletta azzurra sulla costa Nord. Siamo a capo d'Enfola. Il mare è finalmente blu intenso, la vegetazione sa di macchia, all'occhio e al naso. E' come se fossimo già in Corsica!


Andiamo a dormire sotto un gran cielo stellato, mentre la terra attorno e il mare si riposano. Domani ci aspetta la traversata verso la Corsica. Siamo tranquilli.

mercoledì 9 novembre 2011

Il varo

E' tutto pronto, è pazzesco, ma sembra che ce l'abbiamo fatta.

Recuperata la macchina col gancio.
Recuperato il carrello
La barca è finita (quasi...)

C'è solo un particolare, non l'abbiamo mai provata per davvero! o la va o la spacca.




Il programma è, come sempre, serrato: venerdì notte trasportiamo la barca, sabato la montiamo e domenica si vara!

Venerdì. Nottetempo, nei vicoli di Busnago, i due scafi di Itaca scivolano via tra le case del paesino; se lo avessi fatto di giorno probabilmente avrei immobilizzato l'intero paese per lo stupore!!!

Itaca alla partenza a Busnago


Sabato. Arriviamo finalmente a destinazione, un circolo nautico sul fiume Magra, ci lasciano un po' di spazio sul piazzale e iniziamo a montare il tiki. La giornata passa in fretta e ci sono ancora tantissime cose da risolvere, l'albero è troppo corto, le sartie troppo lunghe, mancano le ancore, le cime di ormeggio, i remi, la bussola.... insomma c'è da fare!

 
né la macchina né il carrello sono miei... ed è la prima volta che guido qualcosa con rimorchio :)

assemblaggio del tiki al porto

Domenica Giornata del varo. Non c'è spiaggia adatta al varo, è necessaria la gru; due minuti e la barca è in acqua!




martedì 8 novembre 2011

...e ora?

Barca costruita, varata, sperimentata e ora placidamente in attesa all'ormeggio.
Che fare dunque di questo spazio? Ma un diario di bordo, no? Per aiutarmi a ricordare, ma anche perché pur essendo distante da lei, continua a influire sulla mia vita.

Gli ultimi giorni di costruzione sono stati un'apnea infinita, poi c'è stato il varo e subito dopo il viaggio. Due parole e qualche foto non guasteranno, anzi, faranno bene all'animo nelle giornate umide e piovose.

e allora via, partiamo con... il varo!